martedì 7 luglio 2015

Mal di schiena post parto



Il mal di schiena nelle donne dopo il parto diminuisce del 70 per cento grazie al trattamento manipolativo osteopatico. E' quanto emerso da una ricerca pubblicata in questi giorni sul prestigioso Journal of American Osteopathic Association, condotta da ricercatori del German College of Osteopathic Medicine su un campione di 80 neomamme di età compresa tra i 18 e i 42 anni.
Qui lo studio sul Journal of American Osteopathic Association.
Circa il 50 per cento delle donne andrà incontro a lombalgie durante o dopo la gravidanza, con ricadute significative sulla qualità della vita. “I sintomi possono comparire durante il primo trimestre di gravidanza o svilupparsi fino travaglio o il parto” spiegano gli autori dello studio, che nella loro revisione sistematica di 28 studi, hanno scoperto che circa il 45 per cento di tutte le donne in stato di gravidanza e il 25 per cento delle neo mamme hanno sofferto il mal di schiena.
Divise equamente in 40 donne nel gruppo di studio (trattamento manipolativo osteopatico) e 40 nel gruppo di controllo, le mamme reclutate - durato 8 settimane - avevano caratteristiche cliniche e demografiche simili. Le condizioni più frequentemente riportate sono state: incontinenza urinaria (18%), cefalea (16%), dispareunia (14%), emorroidi (14%), e l'incontinenza anale (4 %).
La differenza nei cambiamenti longitudinali durante le 8 settimane di studio rilevate attraverso una scala VAS per la misurazione dell'intensità del dolore, si è mostrata significativamente più pronunciata nel gruppo di studio (OMT) rispetto al gruppo di controllo, con una riduzione significativa del dolore nelle donne sottoposte a trattamento manipolativo osteopatico: da 7.3 a 2.0 in 8 settimane, che corrisponde ad un miglioramento del 73 per cento.
Esiti positivi sono stati rilevati anche per quanto riguarda aspetti di disabilità funzionale nella vita quotidiana, per i quali l'Osteopatia si è dimostrata efficace nel 75 per cento dei casi.
“Alla visita di controllo, tre mesi dopo la fine del OMT – si legge nello studio - l'intensità del dolore e la disabilità erano ulteriormente migliorati, con un calo dell'intensità del dolore medio sulla scala VAS da 2.0 a 1.6”.
I partecipanti non sono stati autorizzati a ricevere alcun trattamento aggiuntivo (vale a dire farmaci, terapia fisica, o altre fonti di sollievo dal dolore) durante il periodo di studio; l'Osteopatia ha dimostrato di essere efficace da sola, senza l'ausilio di alcun'altra terapia.

domenica 14 giugno 2015

Il dolore fisico è un nemico dell’uomo



il dolore fisico è un penoso fardello che accompagna la vita dell’uomo, dal primo pianto del neonato all’agonia del vecchio, veglia  come un oscuro fantasma su ogni passo della nostra esistenza, pronto a colpire. Problema ancora insoluto per il medico, quesito tormentoso per il filosofo, consigliere mendace di pietà per il credente.   Il dolore acuto di una scottatura, segnalandoci un pericolo può avere un significato, ma il dolore esacerbante ed afinalistico che accompagna le grandi patologie, in primis i tumori e che si conclude dopo anni con la morte del paziente, certamente non è di alcuna utilità.
La religione cristiana considera la sofferenza  un viatico per una vita ultraterrena felice; per secoli lo ha addirittura invocato e perseguito, ricordiamo il cilicio e l’autoflagellazione e ciò ha influito pesantemente sulla nostra cultura, che non si è resa conto chiaramente che il dolore fisico è il più mortale nemico dell’uomo e che per debellarlo bisognerà prima esorcizzarlo e poi ingaggiare una furiosa battaglia, utilizzando qualsiasi risorsa materiale ed intellettuale. 
Sarà necessaria prima una rivoluzione culturale, poi si dovrà organizzare contro di esso ed il mito che lo accompagna  una implacabile campagna scientifica, che dovrà cessare solo dopo una completa vittoria, quando la sofferenza sarà cancellata per sempre  e relegata come mostruosità nei libri di storia della medicina.  
I nostri nipoti rimarranno attoniti quando leggeranno che ai nostri giorni si centellinava la morfina ai malati terminali e si considerava soffrire un passaporto per il paradiso. 

lunedì 1 giugno 2015

l'ansia



Oggi, vorremmo parlarti dell’ANSIA.
L’ansia è un fenomeno normale di cui tutti facciamo esperienza, in continuazione, seppure in misura e con frequenza molto variabile.
L’ansia è pertanto una dimensione inevitabile del vivere umano, con cui è necessario confrontarsi quotidianamente.
Pensa che l’ansia è da intendersi come una reazione d’allarme che è funzionale alla sopravvivenza. Proprio come accade nel  mondo animale!
Nell’animale, tutti i cambiamenti fisici (aumento della vigilanza, aumento del battito cardiaco, etc) sono utili per preparare un comportamento di attacco o di fuga.
Anche nell’uomo, l’ansia-se a livelli contenuti-migliora la prestazione da svolgere.
QUANDO L’ANSIA CESSA DI AVERE UNA FUNZIONE POSITIVA E ADATTIVA E DIVENTA PATOLOGIA?
Quando è troppa, quando interferisce con il funzionamento quotidiano, quando comporta uno stato di tensione ed irrequietezza tali da provocare disagio.
E’ dunque l’intensità e la frequenza dell’ansia a distinguere l’ansia normale da quella decisamente patologica.
CHE FARE IN QUESTI CASI?
Occorre RI-CENTRARSI, capire che il sintomo ci sta segnalando qualcosa …qualcosa che non va più bene nel nostro stile di vita, nel nostro abituale modo di pensare e di essere.
IL SINTOMO APRE, DUNQUE, LA STRADA AL CAMBIAMENTO, SE OPPORTUNAMENTE CONSIDERATO!

giovedì 9 aprile 2015

Imparare a pensare.... che significa?



Quanti pensieri inutili attraversano la nostra mente e ci procurano anche reazioni fisiche ?
Centinaia al minuto sono i pensieri che ci fanno vivere angoscia di tutti i tipi, che prevedono negativamente la nostra vita ...
Siamo schiavi della mente, siamo il sabotatore di noi stessi e non lo sappiamo fino a che non ne diveniamo consapevoli.
Imparare a gestire la mente, vuol dire essere liberi di pensare ciò che desideriamo.
La gestione della mente è una delle cose più importanti che insegniamo nei nostri seminari.
Quando si prende consapevolezza del fatto che sono i pensieri a creare la nostra realtà... si apre un nuovo mondo...
Ma è qui che inizia la ginnastica mentale, indirizzare il pensiero e non lasciarlo libero di cascare ed affondare nei buchi neri che ci sono in ognuno di noi.

lunedì 16 marzo 2015

mindfulness



Il mindfulness, in ambito psicologico, significa "consapevolezza" dei propri pensieri, emozioni e comportamenti.
E' una pratica di meditazione buddista che aiuta avere accettazione di sé, attraverso una maggiore consapevolezza.
Perché non cercare di metterla in pratica, nella vita quotidiana?
Con la minduful walking, ad esempio, la meditazione applicata alla camminata!
Passeggia 20 minuti al giorno, prestando attenzione alle sensazioni che ti rimanda il tuo corpo (dai piedi, fino alla testa).
Poi, sposta la tua attenzione sul respiro ed, infine, concentrarsi su ciò che ti sta intorno (suoni, colori, odori).
La mindfulness, praticata con continuità, aiuta a ridurre, stress, ansia e depressione... dunque ti aiuta a raggiungere benessere emotivo.
A proposito di benessere emotivo, ti segnaliamo che, il 18 aprile, ci sarà il nostro seminario sul benessere emotivo: come trasformare ansia, rabbia e paura in energia positiva!

lunedì 9 marzo 2015

I pensieri, condizionano la nostra esistenza!





Parliamo sempre di come i pensieri, condizionano la nostra esistenza, ci creano angosce inutili, ci fanno vivere male.
La gran parte delle persone ha pensieri negativi.
La gran parte di questi pensieri da dove vengono?
Ci pensate ...riuscire ad essere leggeri, non vivere più queste ambascie ed assaporare ogni momento della nostra vita, liberi da ogni ansia, da ogni paura.

Provate a fare questo esercizio...
mettetevi ad osservare i vostri pensieri, noterete con quanta velocità vi attraversano la mente, sono centinaia, migliaia.
State solo ad osservarli.
Quando avrete consapevolezza di quel che avviene nella vostra mente,
fate dei respiri profondi, rilassatevi ed appena arriva un pensiero chiedetevi da dove viene?
In quel preciso istante avete il potere di arrestarlo e sarete nel vuoto.
Fate spesso questo esercizio diventerete sempre più bravi,
in questo modo inizierete il processo di controllo dei pensieri .

www.psicodangelo.it

venerdì 20 febbraio 2015

Come reagiamo allo stress?




Capacità di adattamento e resistenza allo stress sono diversi in ognuno di noi. L'importanza di imparare ad ascoltare i sintomi fisici e capire cosa vogliono dirci.
Imparare a gestire stress ed emozioni negative è la strada per il benessere.
Come reagiamo allo stress?
Come avevo già avuto modo di spiegare in un precedente articolo, esiste una stretta relazione tra mente e corpo, emozioni negative e organi. Ogni  emozione negativa arriva dalla mente al corpo, si ferma su uno o più organi ed anche alla sua struttura scheletrica. Quali organi vanno a colpire le emozioni negative? Per rispondere a questa domanda bisogna tener conto del fatto che ogni persona ha una sua struttura caratteriale, dunque la reazione allo stress è diversa in ciascuno. Ognuno di noi ha infatti un’emozione predominante, proviamo a fare ordine.
La persona Rabbia è quella persona che reagisce allo stress con la rabbia. Può esprimerla, farla esplodere, o anche reprimerla. In ogni caso, nella persona Rabbia le emozioni negative e lo stress hanno come organi bersaglio fegato-cistifellea-cuore. Non a caso, nel linguaggio comune si dice che "mi sono tanto arrabbiato che mi si è fatto il fegato grosso".
La persona Paura ferma invece le sue emozioni negative sul rene, soffre di ritenzione idrica, a volte la mattina mettendo i piedi a terra sente come delle punture di spilli, potrebbe soffrire anche di allergie, riniti, ha necessità di spazi aperti.
Infine, la persona Ansia somatizza le emozioni negative su stomaco e pancreas. Nello stomaco, in particolare, si raccolgono le tensioni riguardanti il rapporto con gli altri.
Portate alle estreme conseguenze la persona Paura e la persona Ansia possono arrivare alla depressione.
Capacità di adattamento e resistenza allo stress sono diversi in ognuno di noi, ma in ogni caso è importante imparare ad ascoltare i sintomi fisici che le emozioni scatenano nel nostro organismo e capire cosa vogliono dirci. Cos'è un sintomo? E’ la manifestazione di un conflitto che non sappiamo gestire. Pensiamo dunque al nostro sintomo e poniamoci qualche domanda: quando si è manifestato, che cosa stavamo vivendo nella nostra vita? Oppure torna periodicamente quando accade che…?
La sciatica ad esempio, o il famoso “mi sono bloccato”, ci dice che non sappiamo come andare avanti.
Le persone che spesso cadono o sono vittime di distorsioni di caviglia sono dei sognatori, il loro contatto con la realtà è difficile.
Il dolore cervicale è il campanello d'allarme che siamo arrabbiati o sentiamo il peso del mondo sul collo.
Quando si soffre di reflusso gastro-esofageo è segno che proprio non si riesce a mandar giù qualcosa: lo stomaco è infatti l’eco della vita sociale, delle relazioni con gli altri.
Dolore alla spalla o al gomito possono significare che non sappiamo che decisione prendere.
er quanto riguarda i bambini, sappiamo che apprendono tutto dai genitori, sono come delle spugne che assorbono tutto. Molti pediatri, oggi, ammettono che il famoso reflusso gastro-esofageo dei primi mesi di vita è il risultato delle ansie genitoriali.
Potrei andare avanti all'infinito... Ma come migliorare tutto questo? Il sentiero della consapevolezza è la risposta. Imparare a gestire le proprie emozioni, soprattutto quelle negative, è importante per il benessere psico-fisico. Non tutti sono in grado di farlo. A queste persone sono dedicati i nostri seminari, all'interno dei quali si parla di emozioni, di rabbia in particolare, e dei loro effetti sulla salute e sulla qualità della vita. L'obiettivo dei seminari è imparare a gestirle attraverso tecniche corporee e cognitivo-comportamentali per vivere più liberi.

Patrizia Fazio
Osteopata