domenica 1 maggio 2016

quando e perchè aiutare un bambino




Personalmente credo che abbia senso aiutarlo se sta vivendo una sofferenza che non è in grado di tollerare e che non ha uno scopo evolutivo: si tratta della differenza tra una frustrazione occasionale, che aiuta a crescere, e una deprivazione affettiva costante.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la complessità dei fattori in gioco: quando sono molti e si influenzano a vicenda non è facile per un bambino - e chi se ne prende cura - identificarli tutti e capire da quali partire.
L'ambiente, la percezione, la frequenza (o assenza) degli stimoli, l'integrazione sensomotoria, le rappresentazioni mentali, la modulazione delle risposte, la padronanza psico-fisica, le emozioni, gli stili relazionali, gli schemi di pensiero, i processi decisionali, sono tutti fattori che possono giocare un ruolo determinante nel benessere o malessere di un bambino.
Le modalità in cui si presentano e vengono esperiti possono dare luogo a diverse combinazioni che poi si possono manifestare in diverse forme (ansia, disturbi dell'apprendimento, iperattività, chiusura relazionale, ADHD, disturbi alimentari, ecc.).
Il nostro scopo come professionisti deve essere: capire bene, mappare tutti i fattori in gioco e individuare le strategie specifiche per riportare in fisiologia tutti gli aspetti e le relative dinamiche causa-effetto.

giovedì 7 aprile 2016

Rottura del circolo vizioso dell'ansia



Vediamo lo schema di un percorso di benessere
  • affrontare le situazioni temute riducendo l'evitamento ed i comportamenti di sicurezza
  • lieve aumento a breve termine dell'ansia
  • diminuzione dei sintomi fisici dell'ansia
  • minore focalizzazione dell'attenzione e sui segni somatici dell'ansia
  • utilizzo delle abilità di coping, come l'esposizione graduale
  • ridizione dell'ansia
  • maggiore fiducia della capacità di controllare le proprie reazioni


giovedì 3 marzo 2016

Smettere Di Assorbire l’Energia Negativa Dalle Altre Persone






Non permettete agli altri di scambiarvi per il cestino della spazzatura! Schermatevi ed allontanate, ove possibile,queste persone. Ansia, depressione e stress ti possono convertire in una spugna emozionale che assorbe tutte le tue difese. Quando meno te lo aspetti, ti trovi in sintonia con i sentimenti negativi di altre persone. Si chiama empatia: ci facciamo carico appieno degli affari degli altri senza risolvere i nostri.
  • Cerca di capire se sei suscettibile. Le persone con più possibilità di essere sopraffatte dalle energie negative altrui sono quelle “empatiche”. 
  • Cerca la fonte. Chiediti se questa energia negativa proviene da te, da altre persone, o da entrambe. Se l’emozione, paura o ira, è tua, allora affronta con attenzione le sue cause. Se non è così, cerca di individuarne il generatore.
  •  Allontanati dalla possibile fonte. Allontanati da chiunque ti stia generando queste energie negative di almeno 30 metri. Non preoccuparti di offendere le persone. Se sei in un luogo pubblico, spostati se senti che qualcuno ti sta “contagiando” con la sua depressione.
  • Concentrati sulla tua respirazione. Questo esercizio ti permetterà connetterti con la tua essenza. Per vari minuti espira la negatività e inspira la calma.
  •  Proteggiti. Un buon modo per farlo è visualizzare una copertura di luce bianca (o qualsiasi colore che secondo te possa impartire potere) attorno al tuo corpo.
  •  Pensa in questa luce come uno scudo che impedisce a tutte le energie negative di entrare in te.
  • Gestisci il sovraccarico emozionale. Non restare in debito con la tua capacità di assorbire le emozioni altrui: occupati di ciò con queste strategie:Impara a riconoscere le persone che possono abbassare l’energia. E’ facile individuarle: sono quelle a cui piace criticare, fare le vittime, controllare o sono narcisiste.Consuma alimenti ad alto contenuto di proteine prima di subire situazioni di stress, come uscire in gruppo.Cerca di non dipendere mai da terzi per risolvere situazioni difficili: mantieni sempre il controllo.Mantieni il tuo spazio privato in una casa condivisa con altri ed esigine il rispetto.
  • Cerca persone e situazioni positive. Chiama qualche amico capace di vedere sempre le cose in un’ottica positiva. Passa del tempo con un collega che sa ascoltare. La speranza è contagiosa e serve a sollevare l’umore.
  •  Crea e mantieni un rifugio per disconnetterti. Usa un poster o una immagine di una cascata o di un bosco per guardarla nei momenti di stress ed ansia. Meglio ancora se hai un bosco vicino casa dove camminare per sentire la freschezza del pianeta.

mercoledì 3 febbraio 2016

Voglio liberarmi dalle relazioni tossiche!



Tutti sentiamo il bisogno di relazionarci gli uni agli altri per sentirci felici.
L’importanza di avere un contatto umano la percepiamo in ogni aspetto della nostra quotidianità: una giornata in compagnia di chi è positivo ci arricchisce e ci carica di energia.
A volte, senza accorgercene, facciamo entrare nella nostra vita una persona tossica… una persona che toglie energie invece che darle, che crea problemi invece di risolverli, che prende e non dà nulla in cambio.
La responsabilità di ciò che accade è tua…

domenica 3 gennaio 2016

AFORISMI PER RIFLETTERE


  • Non far passare un giorno senza aver fatto qualcosa che ti soddisfi.

 

  • Non far passare un giorno senza aver fatto qualcosa che aumenti la fiducia in te stesso.

 

  • Non lasciar passare un giorno senza avere un atteggiamento di gratitudine verso qualcuno, qualcosa, la vita.

 

  • Non far passare troppo tempo senza percepire la meraviglia dell’esperienza della vita.

    www.psicodangelo.it

domenica 15 novembre 2015

bicchiere d’acqua



Un professore della Facoltà di Psicologia fa il suo ingresso in aula. Il suo corso è uno dei più frequentati. Prima che inizi la lezione c’è un gran vociare tra gli studenti che, riuniti a piccoli gruppi, parlano tra loro.
Il professore tiene in mano un bicchiere d’acqua. Nessuno nota questo dettaglio finché il professore, sempre con il bicchiere d’acqua in mano, inizia a girovagare tra i banchi dell’aula. Il professore cammina, incrocia gli sguardi dei ragazzi, ma rimane in silenzio.
Gli studenti si scambiano sguardi divertiti, ma non sono sorpresi. Qualcuno pensa che il gesto serva a introdurre una lezione sull’ottimismo e sul classico esempio del bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto.
Il professore, invece, si ferma, e domanda ai suoi studenti:
“Secondo voi quanto pesa questo bicchiere d’acqua?“
Gli studenti sembrano un po’ spiazzati dalla domanda, ma in molti rispondono ipotizzando un peso compreso tra i 200 e i 300 grammi.
“Il peso assoluto del bicchiere d’acqua è irrilevante”
– risponde il professore –
“Ciò che conta davvero, è per quanto tempo lo tenete sollevato!“
Felice di aver catturato l’attenzione dei suoi studenti, il professore continua:
“Sollevatelo per un minuto, e non avrete problemi!
Sollevatelo per un’ora, e vi ritroverete un braccio dolorante…
Sollevatelo per un’intera giornata, e vi ritroverete un braccio paralizzato!“
Gli studenti continuano ad ascoltare attentamente il loro professore di psicologia:
“In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non è cambiato!
Eppure, più il tempo passa, più il bicchiere sembra diventare pesante…
Lo stress e le preoccupazioni, sono come questo bicchiere d’acqua.
Piccole o grandi che siano, ciò che conta è quanto tempo dedichiamo loro.
Se dedichiamo ad esse il tempo minimo indispensabile, la nostra mente non ne risente.
Se iniziamo a pensarci più volte durante la giornata, la nostra mente inizia ad essere stanca e nervosa.
Se pensiamo continuamente alle nostre preoccupazioni, la nostra mente si paralizza!”
Il professore capisce, di avere la completa attenzione dei suoi studenti, e decide di concludere il suo ragionamento:
“Per ritrovare la serenità, dovete imparare a lasciare andare lo stress e le preoccupazioni.
Dovete imparare a dedicare loro il minor tempo possibile, focalizzando la vostra attenzione su ciò che volete, e non su ciò che non volete!
Dovete imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua!”
MORALE: Non affannatevi, dunque, per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno, basta la sua pena!

saluti da Virginia d'Angelo

giovedì 15 ottobre 2015

La Dipendenza Affettiva: quando rivolgersi ad uno psicoterapeuta.



L'Amore, sentimento fonte di gioia e di vita, ci può far stare male. Quando una persona che amiamo ci abbandona, soffriamo enormemente, sentiamo come se ci venisse strappato via il cuore, non sentiamo più il piacere per le cose della vita e, a volte, neanche più il dolore. Nulla ci da gioia e nulla ci da tristezza. Abbiamo la bocca troppo amara per sentirne i sapori. E' come un lutto: serve tempo attraverso il quale il dolore si possa trasformare. In molte situazioni, tuttavia, questa sofferenza stagna e si rimane bloccati per anni a vecchie storie d'amore, si rimane depressi, senza energia. Cosa ci succede? Entriamo in un labirinto buio: una parte di noi è lì che vuole restare, perchè attraverso la sofferenza stiamo ancora con la persona che sentiamo di amare: sentendo quanto ci manca, siamo con lei. Questo amore è una droga: ci fa male, ma ci piace e lo vogliamo. Un'altra parte di noi desidera uscire dal labirinto, ma ha paura. E' il terrore di ciò che trova fuori il labirinto: rimanere soli con la propria fragilità ed il proprio vuoto esistenziale. Alcuni miei pazienti, che soffrono di mal d'amore, mi chiedono di aiutarli a liberarsi da questa dipendenza eccessiva, ma, allo stesso tempo, ciò che vogliono veramente è stare, attraverso la terapia, con la persona che sentono di amare. Essi riempiono il vuoto attraverso il ricordo, alimentando la mancanza, l'idealizzazione e l'attenzione all'Altro e non a Sé. La domanda ricorrente che mi è posta è: Cosa devo fare?, insieme ad affermazioni: Voglio morire, senza di lui (o di lei) non posso vivere. Ritengo che in questi momenti di grossa sofferenza sia importante donare un po' di attenzione a se stessi e porci la domanda: Cosa veramente sta succedendo nella nostra mente, nel nostro corpo? Qual è il processo che ci ha condotto a quest'amore e a questa sofferenza? Si desidera la persona amata e soprattutto essere da questa desiderata perché è solo in questo modo che ci si sente valorizzati e confermati. E' il solo modo che si conosce per sentirsi bene con se stessi. E' fondamentale riflettere sul significato che l'innamoramento ha avuto, qual è stata la sua funzione. Per chi soffre di dipendenza affettiva (di mal d'amore), l'innamoramento rappresenta l'evitamento (una fuga) di quelle esperienze spiacevoli di inutilità, di depressione e di rabbia impotente sperimentate nelle prime fasi della vita. E' il sostegno di un vuoto ed esprime, quindi, l'intenzionalità di superare quel vuoto non attraverso se stessi ma attraverso un sostegno esterno: l'amato. Infatti il senso di vuoto sembra scomparire quando ci si innamora ed ancora il senso di vuoto ricompare quando l'innamoramento volge al termine. Tale vuoto risale al primo amore: al rapporto con le figure genitoriali. Se le figure genitoriali non sono sufficientemente calde e confermanti, il bambino trasforma i vissuti dolorosi in pensieri distruttivi per sé e le relazioni che andrà a costruire . Per paura di soffrire, man mano che cresce eviterà situazioni intime per non sentirsi ferito e deluso. L'innamoramento rappresenta, in questo caso, la ridecisione di amare che si poggia su un inganno: adesso riuscirò finalmente ad ottenere l'amore che non ho mai ottenuto. E l'illusione di ricominciare daccapo e di sperare in un finale diverso. L'innamoramento ci dà l'illusione di superare un vuoto, ma siamo soltanto noi che possiamo riempirlo attraverso l'elaborazione interiore (e non un sostegno esteriore). Quando una persona si innamora si dice che è cambiata, ma quando questo innamoramento finisce riaffiora la sua vecchia personalità. Il cambiamento reale è crescita che si sviluppa attraverso una reale comprensione e consapevolezza di se stessi e non dipende da un'altra persona. Una persona è cambiata quando è più forte e più autonoma. L'amore pieno e gioioso parte da se stessi. Se non sentiamo di avere sufficiente amore di noi stessi, abbiamo una bassa autostima. Cosa dobbiamo fare? Iniziare a donare attenzione a noi stessi, riflettendo sui propri meccanismi. Scegliamo di darci credito provando ad ascoltarci. E se da soli non riusciamo a fare ciò, compiamo una scelta di umiltà e di generosità verso noi stessi: siamo umili, chiediamo aiuto ad uno psicoterapeuta. Attraverso la psicoterapia, entriamo in contatto con il dolore, con il nostro vuoto esistenziale vivendo fino in fondo il bruciore di sentirsi esclusi e rifiutati. Senza questo processo ogni cambiamento sarà illusorio e rischiamo che stiamo meglio soltanto quando ci innamoriamo di un'altra persona, quando siamo totalmente dipendenti da un'altra persona e la storia si ripete. Il vuoto rimane perché è evitato e non riempito.

Flavia Morfini