sabato 1 agosto 2015

Cosa succede al fegato quando le emozioni vengono represse




Abbiamo parlato spesso di ciò che fa male alla salute del fegato, come un’alimentazione scorretta, le cattive abitudini, l’inquinamento o qualsiasi tipo di sostanza tossica presente nell’ambiente che ci circonda. Molte persone, pur facendo attenzione a questi aspetti per prevenire eventuali disturbi, lamentano problemi al fegato. Come mai?
In questo articolo vi spiegheremo in che modo il fegato risente delle emozioni negative che reprimiamo, in particolare l’ira, e come possiamo mantenerlo in buona salute in maniera naturale.
Che cosa nasconde il fegato?
Secondo l’antica medicina cinese, tutti gli organi sono legati ad emozioni specifiche di cui risentono. Questo ci dà degli indizi per scoprire quali sono le emozioni che scatenano determinate malattie croniche. Ad esempio, i polmoni sono collegati alla tristezza, mentre i reni alla paura.
Nel caso del fegato, si tratta dell’ira e della frustrazione, due emozioni che non dovrebbero essere represse perché non fanno altro che danneggiare quest’organo importante quasi come se mangiassimo alimenti ricchi di grassi non salutari.
L’ira e le altre emozioni
Stiamo parlando dell’ira, ma dobbiamo considerare anche emozioni correlate, come il rancore, l’amarezza, la rabbia, tutte ugualmente pericolose.
Un eccesso di ira repressa, inoltre, provoca un blocco del fegato, con conseguente irritabilità e fastidio fisico (tensione muscolare nella zona del collo e delle spalle, mal di testa, problemi alla vista, etc.). In questo modo, si entra in un circolo da cui è difficile uscire e ci si ritrova in una situazione, che se si prolunga nel tempo, può portare ad una malattia cronica.
Allora bisogna liberarle?
La soluzione per non reprimere le emozioni non è così semplice, anche perché chi ha questo problema trova qualche difficoltà a cambiare modo di reagire di fronte alla vita. Sentiamo continuamente parlare di persone che hanno attacchi d’ira di frequente e il buon senso ci dice che non è una cosa sana. Di fatto, in questo caso è il cuore l’organo che viene colpito.
Quindi qual è la soluzione? Vediamo insieme alcuni consigli per riuscire a sbloccare il fegato che di solito risente delle conseguenze di queste emozioni negative represse.
  • Acquisire consapevolezza
    Rendersi conto di ciò che sta accadendo è la prima cosa da fare per prevenire queste situazioni o impedire che si ripetano con una certa frequenza o intensità. Dovete imparare a conoscervi, valutare quali persone e quali situazioni scatenano in voi una reazione negativa come l’ira e in che modo la nascondete, in genere con un sorriso o semplicemente con il silenzio.
    In questo caso, potete rivolgervi ad un terapeuta che vi aiuti a gestire le emozioni e vi prescriva un trattamento omeopatico o i fiori di Bach, due rimedi naturali e senza effetti collaterali che possono garantire risultati positivi dopo poco tempo.
  • Imparare a comunicare
    Il primo passo per non reprimere le emozioni è comunicare. Parlate in tutta tranquillità di quello che provate e quello che vi fa star male, soprattutto con le persone a cui volete bene. In secondo luogo, con quelle con cui avete a che fare nella vita di tutti i giorni, in particolare in ambito lavorativo. È un passo difficile da fare, ma i risultati positivi vi incoraggeranno a sforzarvi sempre di più.
  • Fare attività fisica
    Lo sport è una grande soluzione per sfogare le proprie emozioni in quanto aiuta a scaricare la tensione fisica. Se volete sbloccare il vostro fegato, vi raccomandiamo di fare esercizi che prevedano di muovere il braccio destro. Quando muoviamo questo braccio, contemporaneamente massaggiamo e liberiamo il nostro fegato. Potete, quindi, optare per il tennis o kickboxing, ad esempio, secondo il grado di intensità di cui avete bisogno.
    Di tanto in tanto potete anche praticare sport all’aria aperta e, se possibile, lanciare qualche grido molto forte. Non sottovalutate quest’ultimo consiglio, è molto più utile di quanto non sembri.

  • Esprimere le proprie emozioni
    Ci sono molti modi per esprimere le proprie emozioni, soprattutto quando fatichiamo a comunicare con le parole. L’arte è un’ottima soluzione, molte persone introverse, ad esempio, sono dei musicisti sorprendenti. Iniziate a praticare una disciplina artistica così liberamente, per piacere vostro, senza alcun tipo di supervisione o esigenza.

martedì 28 luglio 2015

Medicina Osteopatica



L'Osteopatia, o Medicina Osteopatica, è una filosofia, una scienza e un'arte.
La sua filosofia comprende il concetto di unità di struttura e di funzione del corpo, in salute e in malattia. La sua scienza include le scienze chimiche, fisiche e biologiche in relazione alla conservazione della salute e alla prevenzione, cura e lenimento della malattia. La sua arte è l'applicazione della filosofia e della scienza nella pratica della medicina e chirurgia osteopatica in tutte le sue branche e specialità.
La salute si basa sulla capacità naturale dell'organismo umano di resistere e combattere gli influssi nocivi dell'ambiente e di compensarne gli effetti, di far fronte, con adeguate riserve, allo stress abituale della vita quotidiana e al grave stress occasionale imposto dagli eccessi dell'ambiente e dell'attività.
La malattia comincia quando questa capacità naturale si riduce o quando viene superata o sopraffatta da influenze nocive.
La Medicina Osteopatica riconosce che molti fattori indeboliscono questa capacità e la naturale tendenza al recupero, e che fra i fattori più importanti ci sono disturbi locali e lesioni del sistema muscolo-scheletrico. La Medicina Osteopatica si occupa quindi di liberare e sviluppare tutte le risorse su cui si fonda la capacità di resistenza e recupero, riconoscendo così la validità dell'antica considerazione secondo cui il medico ha a che fare con un paziente, oltre che con una malattia.
I quattro principi chiave della filosofia osteopatica sono:
- Il corpo è un'unità; la persona è un'unità di corpo, mente e spirito.
- Il corpo è capace di autoregolazione, di autoguarigione e di conservazione della salute.
- La struttura e la funzione sono in relazione reciproca.
- Una terapia razionale poggia sulla comprensione dei principi base dell'unità del corpo, dell'autoregolazione e dell'interrelazione di struttura e funzione.
1° principio:
In qualità di essere umano, ognuno di noi è un'espressione di unità di corpo, mente e spirito. La persona è regolata, coordinata e integrata attraverso le funzioni interdipendenti dei sistemi anatomici, fisiologici e psicosociali collegati. Ogni separazione a scopo diagnostico, curativo, didattico o di dibattito è sempre artificiale.
Dal punto di vista anatomico, tutte le strutture corporee sono avvolte dal tessuto connettivo o fasce, che le rende contigue e meccanicamente interdipendenti. Da un punto di vista fisiologico, la sinergia delle funzioni corporee è facilitata dai sistemi nervoso e circolatorio, che consentono la comunicazione e l'interazione fra i vari apparati del corpo. Inoltre, sappiamo che i sistemi endocrino, immunitario e muscolo-scheletrico interagiscono, riflettono e rispondono ad ambienti ed eventi interni ed esterni come un'unità integrata.
Questi concetti suggeriscono che sia gli stati di salute che le alterazioni della fisiologia sono intimamente connessi a fattori fisici, mentali, emotivi e spirituali. Quando un componente è sottoposto a tensione o è alterato, anche altri vengono colpiti e reagiscono di conseguenza. Un danno o uno squilibrio in un'area alterano struttura e funzione in tutto l'organismo.
Attraverso la comprensione di questo principio fondamentale di unità del corpo l’osteopata è in grado di valutare e curare il paziente nella sua interezza e nel contesto della sua vita. Lungi dal considerare il paziente come un contenitore di malattia, l’osteopata cerca di capire in che modo la condizione del paziente nel suo insieme ha deviato dalla salute e come la malattia può esserne derivata.
2° principio:
L'organismo umano è dotato di autoregolazione intrinseca. In condizioni ottimali, il corpo, la mente e lo spirito lavorano al massimo grado per conservare la salute e per guarire. Questo principio rappresenta diverse idee importanti che si trovano nell'osteopatia tradizionale: regolazione omeostatica , circolazione corretta (il ruolo dell'arteria è dominante), buona alimentazione e una sana vita psicologica e spirituale.
Still suggerisce: "il corpo umano contiene al suo interno la capacità di guarire. Se questa capacità viene riconosciuta e normalizzata, si può sia prevenire che curare la malattia".
La salute è il conseguimento adattabile e ottimale del benessere fisico, mentale, emotivo e spirituale. Si basa sulla nostra naturale capacità di affrontare, con riserve adeguate, gli stress abituali della vita quotidiana e i gravi stress occasionali imposti dagli eccessi dell'ambiente e dell'attività.
Una corretta circolazione era per Still di somma importanza. Uno dei suoi aforismi più citati è: "il ruolo dominante dell'arteria deve essere assoluto, universale e non ostacolato, oppure ne conseguirà la malattia".
Da allora, la medicina moderna ha finito col riconoscere il ruolo della circolazione nella conservazione della salute e nella cura della malattia cronica.
3° principio:
"La struttura determina la funzione", "la struttura e la funzione sono in relazione reciproca".
Tale principio riconosce il posto speciale occupato dal sistema muscolo-scheletrico fra i sistemi del corpo e la sua relazione con la salute della persona. L’osteopata capisce che il sistema neuro-muscolo-scheletrico, grazie alla relazione interdipendente di struttura e funzione, può influire positivamente o negativamente sulla guarigione e sui meccanismi di mantenimento della salute.
Una struttura anomala conduce ad una funzione anomala, e viceversa.
4° principio:
La chiave per un'efficace applicazione dei principi è la consapevolezza del fatto che ciò che noi identifichiamo e definiamo malattia non è l'invasione dell'ospite da parte di una entità eziologica in qualche modo classificabile, ma è piuttosto una caduta della capacità di automantenimento del corpo.
Still non si stancava di ripetere che la malattia è un effetto, e non una causa, della disfunzione, o della condizione patologica.
Nel prendersi cura di tutta la persona l’osteopata ben preparato va al di là dei disturbi manifesti, al di là dell'alleviare i sintomi, al di là dell'identificazione dell'affezione dell'organo colpito, della disfunzione, o della patologia, per quanto siano importanti per la cura globale. L’osteopata esplora anche, nella persona e nella vita della persona, quei fattori che possono aver contribuito alla malattia e che, debitamente modificati, compensati o eliminati, possono favorire il recupero, prevenire le ricadute e migliorare la salute in generale.
L’osteopata seleziona quel fattore o quella combinazione di fattori che sono prontamente soggetti a cambiamento e il cui impatto sarebbe sufficiente a far pendere la bilancia verso il recupero della salute e il miglioramento.
La pratica della Medicina Osteopatica è, essenzialmente, il potenziamento delle risorse individuali e intrinseche di mantenimento e recupero della salute. I metodi e gli agenti utilizzati sono quelli che risultano efficaci nell'accrescere i fattori favorevoli e ridurre o eliminare i fattori sfavorevoli che colpiscono ogni individuo.
L’arte e la scienza della Medicina Osteopatica si esprimono nell'identificazione e nella selezione di quei fattori, presenti in ogni individuo, accessibili e soggetti al cambiamento e che, quando il cambiamento si verifica, potenziano in modo decisivo le risorse individuali di supporto alla salute.
“Foundations of Osteopathic Medicine”

martedì 7 luglio 2015

Mal di schiena post parto



Il mal di schiena nelle donne dopo il parto diminuisce del 70 per cento grazie al trattamento manipolativo osteopatico. E' quanto emerso da una ricerca pubblicata in questi giorni sul prestigioso Journal of American Osteopathic Association, condotta da ricercatori del German College of Osteopathic Medicine su un campione di 80 neomamme di età compresa tra i 18 e i 42 anni.
Qui lo studio sul Journal of American Osteopathic Association.
Circa il 50 per cento delle donne andrà incontro a lombalgie durante o dopo la gravidanza, con ricadute significative sulla qualità della vita. “I sintomi possono comparire durante il primo trimestre di gravidanza o svilupparsi fino travaglio o il parto” spiegano gli autori dello studio, che nella loro revisione sistematica di 28 studi, hanno scoperto che circa il 45 per cento di tutte le donne in stato di gravidanza e il 25 per cento delle neo mamme hanno sofferto il mal di schiena.
Divise equamente in 40 donne nel gruppo di studio (trattamento manipolativo osteopatico) e 40 nel gruppo di controllo, le mamme reclutate - durato 8 settimane - avevano caratteristiche cliniche e demografiche simili. Le condizioni più frequentemente riportate sono state: incontinenza urinaria (18%), cefalea (16%), dispareunia (14%), emorroidi (14%), e l'incontinenza anale (4 %).
La differenza nei cambiamenti longitudinali durante le 8 settimane di studio rilevate attraverso una scala VAS per la misurazione dell'intensità del dolore, si è mostrata significativamente più pronunciata nel gruppo di studio (OMT) rispetto al gruppo di controllo, con una riduzione significativa del dolore nelle donne sottoposte a trattamento manipolativo osteopatico: da 7.3 a 2.0 in 8 settimane, che corrisponde ad un miglioramento del 73 per cento.
Esiti positivi sono stati rilevati anche per quanto riguarda aspetti di disabilità funzionale nella vita quotidiana, per i quali l'Osteopatia si è dimostrata efficace nel 75 per cento dei casi.
“Alla visita di controllo, tre mesi dopo la fine del OMT – si legge nello studio - l'intensità del dolore e la disabilità erano ulteriormente migliorati, con un calo dell'intensità del dolore medio sulla scala VAS da 2.0 a 1.6”.
I partecipanti non sono stati autorizzati a ricevere alcun trattamento aggiuntivo (vale a dire farmaci, terapia fisica, o altre fonti di sollievo dal dolore) durante il periodo di studio; l'Osteopatia ha dimostrato di essere efficace da sola, senza l'ausilio di alcun'altra terapia.

domenica 14 giugno 2015

Il dolore fisico è un nemico dell’uomo



il dolore fisico è un penoso fardello che accompagna la vita dell’uomo, dal primo pianto del neonato all’agonia del vecchio, veglia  come un oscuro fantasma su ogni passo della nostra esistenza, pronto a colpire. Problema ancora insoluto per il medico, quesito tormentoso per il filosofo, consigliere mendace di pietà per il credente.   Il dolore acuto di una scottatura, segnalandoci un pericolo può avere un significato, ma il dolore esacerbante ed afinalistico che accompagna le grandi patologie, in primis i tumori e che si conclude dopo anni con la morte del paziente, certamente non è di alcuna utilità.
La religione cristiana considera la sofferenza  un viatico per una vita ultraterrena felice; per secoli lo ha addirittura invocato e perseguito, ricordiamo il cilicio e l’autoflagellazione e ciò ha influito pesantemente sulla nostra cultura, che non si è resa conto chiaramente che il dolore fisico è il più mortale nemico dell’uomo e che per debellarlo bisognerà prima esorcizzarlo e poi ingaggiare una furiosa battaglia, utilizzando qualsiasi risorsa materiale ed intellettuale. 
Sarà necessaria prima una rivoluzione culturale, poi si dovrà organizzare contro di esso ed il mito che lo accompagna  una implacabile campagna scientifica, che dovrà cessare solo dopo una completa vittoria, quando la sofferenza sarà cancellata per sempre  e relegata come mostruosità nei libri di storia della medicina.  
I nostri nipoti rimarranno attoniti quando leggeranno che ai nostri giorni si centellinava la morfina ai malati terminali e si considerava soffrire un passaporto per il paradiso. 

lunedì 1 giugno 2015

l'ansia



Oggi, vorremmo parlarti dell’ANSIA.
L’ansia è un fenomeno normale di cui tutti facciamo esperienza, in continuazione, seppure in misura e con frequenza molto variabile.
L’ansia è pertanto una dimensione inevitabile del vivere umano, con cui è necessario confrontarsi quotidianamente.
Pensa che l’ansia è da intendersi come una reazione d’allarme che è funzionale alla sopravvivenza. Proprio come accade nel  mondo animale!
Nell’animale, tutti i cambiamenti fisici (aumento della vigilanza, aumento del battito cardiaco, etc) sono utili per preparare un comportamento di attacco o di fuga.
Anche nell’uomo, l’ansia-se a livelli contenuti-migliora la prestazione da svolgere.
QUANDO L’ANSIA CESSA DI AVERE UNA FUNZIONE POSITIVA E ADATTIVA E DIVENTA PATOLOGIA?
Quando è troppa, quando interferisce con il funzionamento quotidiano, quando comporta uno stato di tensione ed irrequietezza tali da provocare disagio.
E’ dunque l’intensità e la frequenza dell’ansia a distinguere l’ansia normale da quella decisamente patologica.
CHE FARE IN QUESTI CASI?
Occorre RI-CENTRARSI, capire che il sintomo ci sta segnalando qualcosa …qualcosa che non va più bene nel nostro stile di vita, nel nostro abituale modo di pensare e di essere.
IL SINTOMO APRE, DUNQUE, LA STRADA AL CAMBIAMENTO, SE OPPORTUNAMENTE CONSIDERATO!

giovedì 9 aprile 2015

Imparare a pensare.... che significa?



Quanti pensieri inutili attraversano la nostra mente e ci procurano anche reazioni fisiche ?
Centinaia al minuto sono i pensieri che ci fanno vivere angoscia di tutti i tipi, che prevedono negativamente la nostra vita ...
Siamo schiavi della mente, siamo il sabotatore di noi stessi e non lo sappiamo fino a che non ne diveniamo consapevoli.
Imparare a gestire la mente, vuol dire essere liberi di pensare ciò che desideriamo.
La gestione della mente è una delle cose più importanti che insegniamo nei nostri seminari.
Quando si prende consapevolezza del fatto che sono i pensieri a creare la nostra realtà... si apre un nuovo mondo...
Ma è qui che inizia la ginnastica mentale, indirizzare il pensiero e non lasciarlo libero di cascare ed affondare nei buchi neri che ci sono in ognuno di noi.

lunedì 16 marzo 2015

mindfulness



Il mindfulness, in ambito psicologico, significa "consapevolezza" dei propri pensieri, emozioni e comportamenti.
E' una pratica di meditazione buddista che aiuta avere accettazione di sé, attraverso una maggiore consapevolezza.
Perché non cercare di metterla in pratica, nella vita quotidiana?
Con la minduful walking, ad esempio, la meditazione applicata alla camminata!
Passeggia 20 minuti al giorno, prestando attenzione alle sensazioni che ti rimanda il tuo corpo (dai piedi, fino alla testa).
Poi, sposta la tua attenzione sul respiro ed, infine, concentrarsi su ciò che ti sta intorno (suoni, colori, odori).
La mindfulness, praticata con continuità, aiuta a ridurre, stress, ansia e depressione... dunque ti aiuta a raggiungere benessere emotivo.
A proposito di benessere emotivo, ti segnaliamo che, il 18 aprile, ci sarà il nostro seminario sul benessere emotivo: come trasformare ansia, rabbia e paura in energia positiva!