
Si tratta di tre problemi molto comuni. Con frequenza e intensità
diversa, possono riguardare praticamente chiunque. Qualcuno li considera
"una sfortuna" a cui rassegnarsi, altri provano a compensarli o
evitarli, altri ancora gli attribuiscono un valore simbolico.
CAPIRE
Se
li si vuole affrontare nel migliore dei modi è utile inquadrarli
correttamente e comprendere a che livello, o meglio livelli, è possibile
agire.
Infatti un concetto chiave è quello di multi-fattorialità.
In questi casi non c'è quasi mai un'unica causa, piuttosto la somma di
tanti fattori.
Così arriviamo a un secondo concetto importante:
questi fattori hanno sempre a che fare con una disfunzione. Ovvero c'è
qualcosa che non "funziona" come dovrebbe. A questo punto diventa
interessante domandarsi: come dovrebbe funzionare in modo ideale un
organo, un pensiero, un'emozione e ogni nostra altra struttura e
funzione?
Abbiamo tre ottime fonti per capirlo: gli studi recenti
di
psico-osteopatia e scienze affini (neuroscienze affettive,
neurobiologia del comportamento, ecc.); la rivisitazione che
l'Evoluzionismo moderno ha fatto delle modificazioni che abbiamo
sviluppato durante i secoli per adattarci all'ambiente; il parallelismo
tra noi esseri umani e gli altri mammiferi più evoluti che condividono
gran parte della neurobiologia e dei sistemi di adattamento, ma con una
minor quota di pensiero logico e formalità.
ESEMPIO PRATICO
Sappiamo
tutti che passare otto ore al giorno seduti in ufficio non può far bene
alla cervicale o ai dolori alla schiena. L'evoluzionismo ci insegna che
il movimento è stato legato alla nostra sopravvivenza, le neuroscienze
che il blocco fisico favorisce disfunzioni rispetto al senso di
impotenza e nei processi di memoria, la psico-osteopatia ci dice che si
altera l'assetto ormonale e quello emotivo e così via. Questo è un
livello di disfunzione, ma per gli stessi problemi di cervicale e mal di
schiena ci possono essere altre disfunzioni legate al movimento del
diaframma, legato a sua volta alla postura ma anche all'attivazione
emotiva, ecc. Un'altro livello ancora riguarda l'elasticità muscolare e,
più in generale, le condizioni di tutta la fascia, influenzate dai
movimenti, ma anche dall'alimentazione e altri fattori.
Di fronte a
una lettura del genere qualcuno potrebbe rinunciare a priori obiettando
che "ma tanto il mio lavoro è quello, non posso cambiare". Tralasciando
il fatto che questa stessa affermazione può essere messa in
discussione, l'aspetto interessante diventa capire che cosa si può
modificare in modo mirato per avere i cambiamenti desiderati.
SOLUZIONE
Qui si aprono molte possibilità:
•
conoscere il ciclo delle abitudini da un punto di vista comportamentale
ma anche neurobiologico ci permette di modificare abitudini consolidate
in modo semplice e con minimi sforzi;
• capire quali sono gli
errori che fanno innescare una risposta emotiva più intensa del normale e
che mantengono attiva la risposta di allerta in tutto il nostro corpo,
ci consente di far ritornare mente, corpo ed emozioni in condizioni
fisiologiche in tempi rapidi;
• fare chiarezza su quali cibi
alterano i nostri comportamenti, la capacità di concentrazione, le
risposte immunitarie, l'asse dello stress e altre funzioni vitali, ci
offre la possibilità di regolare le risposte neurobiologiche fin dalla
loro origine corporea, in modo funzionale e senza farmaci;
•
conoscere i meccanismi di recupero e rigenerazione usati dal nostro
corpo ci mette in condizione di usarli attivamente, garantirne
l'efficacia, invece di inibirli come di solito la nostra cultura ci
impone.